martedì 29 luglio 2014

L'Europa dovrebbe cacciarci a pedate




   "Non è l'Italia che deve andarsene dall'Europa, come vorrebbero alcuni partiti, ma l'Europa che dovrebbe cacciarci a pedate nel sedere. Perché ci mancano gli standard minimi. Che non sono quelli economici e finanziari, che sono recuperabili e in parte recuperati, dall'odiatissimo, non a caso, governo Monti, ma etici, che sono irrimediabili. Non c'è settore della vita pubblica, e anche privata, che non sia corrotto. Parlamentari, presidenti di Regione, consiglieri regionali, personale delle abolende Provincie, sindaci, assessori, consiglieri comunali, Pubblica amministrazione, Guardia di Finanza, dai più alti ai più bassi livelli, polizia, vigili urbani. Non c'è luogo in cui la magistratura vada a ficcare il naso dove non salti fuori il marcio. E non ci sono distinzioni regionali: il Nord, con la sua ex 'capitale morale', Milano, vale il Centro e il Sud. Ci si potrebbe divertire come si fa nel gioco 'fiori e frutta', a stendere la carta geografica della Penisola e, a occhi chiusi, puntare il dito a caso. A meno che non si capiti su qualche cima delle Alpi o su qualche cucuzzolo degli Appennini, non c'è città, cittadino, paese o paesello, insomma non c'è agglomerato di italiani che sfugga al marciume generale."

di Massimo Fini

Le sanzioni europee all’Italia


   Sarà un innato spirito di disobbedienza, o la diffidenza verso istituzioni lontane come appunto l'Europa. Oppure semplice menefreghismo chissà. Ma su un fatto non si discute: l'Italia è la prima a non obbedire all'Europa e a ricevere, di conseguenza, le giuste sanzioni.



La "cultura" e lo scontento della Civiltà


“Possiamo considerare lo scontento per la civiltà come il fondamento stesso della cultura” 

Hillman in Trame perdute


Omofobia, ecco la mappa dell'odio
L'Italia il paese peggiore d'Europa

  Un sondaggio dell'Unione Europea condanna senza appello il nostro Paese, relegato in fondo a tutte le classifiche quando si parla di libertà sessuale a scuola, sul posto di lavoro o al momento di accedere ai servizi. Anche a causa di una classe politica tra le più arretrate in materia. I nostri grafici per indagare il problema nei suoi vari aspetti.

Hermes ed Hestia, per una visione “politeistica” della vita

Estratto da:

L'anima dei Luoghi

James Hillman Conversazione con Carlo Truppi



   "C'è una domanda che qualsiasi professionista dovrebbe porsi di tanto in tanto: cosa mi autorizza a essere uno psicologo, un architetto? Da dove proviene la mia autorità? È sufficiente essere stato abilitato da membri dell'establishment, dell'Accademia, dalle
istituzioni pubbliche o legalmente riconosciute?
A chi o a cosa devo rendere conto, verso chi o che cosa sono responsabile? Se l'architettura o la psicologia è la mia vocazione, chi o cosa «mi chiama»?
Secondo me, uno psicologo deve sentirsi in qualche modo chiamato, parlato (logos) dalla psiche. Forse l'architetto dovrebbe essere colui che ha la capacità di eseguire, svolgere la techne delle archai.
Tutto ciò presenta profonde implicazioni: per uno
psicologo significa non essere chiamato al proprio compito dal paziente, o dalla professione, ma dalla psiche nelle sue varie manifestazioni; in particolare, uno psicoterapeuta è chiamato dalla psicopatologia (il pathos) della psiche.
Gli architetti non hanno pathos inscritto nell'etimo della loro materia, come chi si occupa di psicopatologia. Ma hanno un idea-radice che è la loro base: le archai, che orientano la loro disciplina. Diciamo che sono discepoli delle arcuai."